Perché dovrei frequentare “È Tempo di Teatro” ?

IMG-20150315-WA0015Vi è mai successo, almeno una volta, di voler essere un altra persona? Per un giorno abbandonare i panni della vita quotidiana ed essere un altro…. Magari risponderete ‘proprio mai!’ Oppure vi ricorderete di quando da piccoli giocavate ad essere una principessa, un grande calciatore, un astronauta… Ecco, pensate che c’è un posto dove una volta alla settimana potete abbandonare la maschera che indossate tutti i giorni e fare delle scoperte incredibili. IMG-20141102-WA0000
Potreste scoprire che con il corpo, la voce e l’utilizzo sapiente dello spazio si può entrare in un luogo magico dove la finzione diventa realtà. Una scena, un personaggio, una azione possono far vivere o rivivere una emozione, possono commuovere, far ridere alle lacrime, insomma possono far vivere sia all’attore che allo spettatore una condizione che muove l’anima.  Ma attenzione, tutto ciò non si improvvisa. Perché il teatro, che sappiamo bene ha radici antichissime e sacre, funziona solo se non si finge.
Ma, vi starete chiedendo, non è questo il luogo per eccellenza dove si gioca, dove si mette in scena la finzione? Un grande attore, uno dei più grandi attori italiani viventi, Gigi Proietti, un giorno ha detto: “Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso”. Una frase che racchiude l’essenza dell’arte teatrale, un’arte che “funziona” solo se l’attore in quel momento non interpreta un personaggio, non esprime uno stato d’animo, ma è quel personaggio e vive quello stato d’animo pienamente, pur non rimanendone schiavo. DSC_0163
Questo è il segreto che avevano ben capito nell’antico teatro greco e che è alla base del meccanismo della catarsi.  Per raggiungere questa maestria occorre mettersi in gioco e giocare,  farsi guidare in un viaggio affascinante dove attraverso le tecniche di recitazione, movimento, respirazione, ritmo e tante altre che scoprirete, si può tentare di realizzare questa magia che è la drammaturgia e la messa in scena di uno spettacolo teatrale. Quindi perché non provare?
Da quest’anno ci sono tre possibilità, in tre città differenti: Pistoia, Montevarchi ed Empoli, ma il team che condurrà il laboratorio è un unico gruppo di Amici che vi aspetta a braccia aperte per vivere insieme questa grande avventura.
Chissà se fate in tempo ad iscrivervi … siete ancora lì a pensarci sopra?
Io ci sarò, sono una dei “tutor”, e sarò ben felice di fare la vostra conoscenza!IMG-20160228-WA0009
VALENTINA PALMUCCI

LO STORNO E L’ANGELO CENTUNO: UNA CHIAVE DI LETTURA DA ELENA MEACCI

angelo“È uno degli ultimi racconti di Pirandello rimasto incompleto, pare, dove si mette in campo il tema della morte, della vita nell’aldilà, dell’assistenza delle anime dei defunti e degli angeli, in particolare dell’Angelo Centuno, a capo di 100 anime del purgatorio.
E lo storno? Che bisogno aveva Pirandello di citare gli storni?
Nel racconto si trovano a confronto un gruppo di uomini, dei signorotti diciamo, cacciatori novelli, non molto esperti, di ritorno da una mancata caccia agli storni, ed un gruppo di donne, popolane e religiose, che li accudiscono amorevolmente, com’era consuetudine fare nella Sicilia pirandelliana. caccia agli storni
Da una parte i signori discutono sulla caccia mettendo in evidenza che è quasi impossibile non prendere uno storno, “si prendono anche ad occhi chiusi”; dall’altra parte alle donne, in particolare a donna Gesa, è affidato il racconto del miracolo dell’Angelo Centuno, apparso a Maria Grazia Aiello (per tutti Poponé) insieme a cento anime del purgatorio, che le annuncia la sua imminente morte. angelo donna
Ne segue un’accesa discussione: e che miracolo è questo? Si può chiamare miracolo? Si può credere che un Angelo sia apparso ad una donna, o sarà stata un’allucinazione? Don Celestino, il prete, si schiera a favore di chi ha fede. Nel bel mezzo della discussione, torna un cacciatore esclamando: “Ho preso uno storno!”. storno
Tutti rimangono basiti e quasi più sorpresi della cattura di un uccello che del racconto del miracolo.
Il vero confronto non è solo tra uomini e donne, ma tra due tipi di mentalità: quella materialista, propria degli intellettuali, degli scienziati, e quella semplice ma piena di fede della cosiddetta povera gente, entrambe però non pronte ad affrontare in modo serio tematiche riguardanti la sfera spirituale, di cui Pirandello invece era molto esperto.
pirandello_novelleForse Pirandello si chiedeva: come si può parlare di certi temi all’umanità?
E da genio quale era Pirandello, ci regala attraverso uno spaccato della società siciliana un racconto pieno di sottile umorismo, in cui diventano protagonisti due miracoli. Il primo, quello più evidente perché narrato, è il miracolo di una visione avuta da una donna con il dono della veggenza e devota all’Angelo Centuno che, nella visione appunto, le predice la sua imminente morte. Ma gli uomini subito si precipitano a denigrare il miracolo, sebbene ammettano che la gente che ha fede vede nella morte come un giusto premio.angelo blu triangolo
Vi è un secondo miracolo, a parer mio, meno palese e al contempo assurdo; è il miracolo dell’uccisione di uno storno: uno dei cacciatori è riuscito ad uccidere uno storno! Il racconto termina proprio con l’entrata in scena di uno dei cacciatori che esclama: “Ho ucciso uno storno!”. Sì, un solo storno, sebbene gli storni si possano colpire con il fucile anche ad occhi chiusi per quanti ne volano in cielo, diventa agli occhi degli altri un miracolo.
Pensate, fa più scalpore questo fatto dello storno che non il racconto della visione dell’Angelo e della sua profezia, che poi si realizza.
Caro Pirandello, non è facile parlare di certi temi a chi non ha orecchie per intendere e tu lo sapevi molto bene.”

Potrete vedere Elena Meacci nel ruolo di Poponè al saggio teatrale del 3 ottobre, in scena al Teatro Bolognini di Pistoia.

http://www.vivastreet.it/serate/pistoia/pirandello-con-e-senza-maschera/154299110

 

 

Fantasmi&TavoliniParlanti = TRE DEI PERSONAGGI

Il dottor WERNER è un uomo di mezza età, con il fascino dei capelli brizzolati. Da tempo innamorato di Margit, la rispetta e siccome era molto amico del marito, non si è mai dichiarato. Il suo è un amore privato, da galantuomo. Egli aiuta Margit e le sta vicino quando possibile. Uomo colto, intelligente, uomo di scienza, quindi mentalità positivista e un poco materialista. Animo buono, con una fede religiosa semplice derivata dall’educazione familiare più che da sue precise convinzioni e ricerche, che appunto si orientano in senso umanitario. Rimane quasi scioccato dalla situazione perché si sente in colpa per la morte di Arabella, e questo fatto lo scuote così tanto da renderlo più duttile nei confronti delle teorie spiritistiche esposte dai suoi amici. Nello spettacolo attuale è interpretato da Leonardo Burrini, che nella vita reale è dottore sì ma in scienze economiche e bancarie.

Il caro e giovane SEBASTIAN è un musicista, suona il pianoforte e anche altri strumenti. Dà lezioni per vivere, ma ha pochi soldi. È innamorato di Katrin, ma non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi. La ammira per la sua originalità e la stima perché non è come le altre donne solo interessata a cose futili. Lui legge libri di esoterismo, conosce associazioni segrete, ma non ne fa parte. Troverà alfine il momento giusto per dichiararsi, incoraggiato anche dalle attenzioni che Katrin gli rivolge sempre di più. L’aver vissuto alcune avventure insieme contribuisce a creare una certa intimità fra i due giovani. Nello spettacolo è interpretato da Alessandro Pelagatti, che è davvero un musicista di talento (autore tra l’altro della canzone “Io sono qui” cantata dal fantasma di Arabella) e suona dal vivo il pianoforte sulla scena.

Il Conte ANDRAS OBRENOVIC è di origini ungheresi, ex ufficiale con il grado di Alezredes, o Tenente Colonnello, Oberstleutnant in tedesco. Un tipo alto e magro, occhi vivaci. Si dichiara Ufficiale a riposo dell’Imperial Regio Esercito. Ha doti medianiche reali, ma purtroppo si è legato ad uno spirito perverso di un vecchio stregone che lo inganna e lo sfrutta. Il Conte è molto avido, pensa sempre ai soldi, a come imbrogliare per fare più soldi, proprio a causa della nefasta influenza di quello spirito malvagio da cui non riesce a liberarsi. Nello spettacolo è interpretato da Lorenzo Abbate, giornalista e fotografo di professione, attore per passione.

 

 

 

IL TEATRO NEL RINASCIMENTO EUROPEO – LA LEGGENDA DI INES DE CASTRO – di Valentina Palmucci

Stavo facendo una ricerca sul Teatro nel Rinascimento in Europa, ed in Portogallo in particolare, e mi sono imbattuta in una storia curiosa. Ve la voglio raccontare.

Come saprete, il Rinascimento segnò il passaggio dalla civiltà del Medioevo a quella dell’Età Moderna. Fu un periodo importante, ricco di grandi cambiamenti. È l’epoca della riscoperta dell’uomo, della sua forza creativa e quindi della sua capacità di conquistare nuovi territori, attraverso la navigazione in mari fino ad allora ritenuti inaccessibili. Al contempo si assiste al ritorno all’antichità classica, in tutti i campi del sapere, compreso quello teatrale. L’approfondimento degli studi sulla cultura greca da parte degli umanisti, favorito dall’arrivo in Europa di dotti bizantini dopo la caduta di Costantinopoli, comportò la traduzione in lingua volgare di numerosi testi classici teatrali, come le commedie di Plauto e Terenzio e le tragedie di Seneca. Rinascimento e Teatro

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Siete mai stati in Portogallo?

Portogallo 1

Siete mai stati in Portogallo? Una piccola nazione con una storia molto interessante, persone simpatiche e cordiali, tradizioni, usi e costumi ancora molto sentiti dalla gente, natura incontaminata, monumenti, cultura, ed una cucina proprio da leccarsi i baffi.

Portogallo 2 Portogallo 3

Alla punta estrema verso sud-ovest, dove il sole brilla sull’oceano scintillante, un piccolo paese di pescatori e surfisti deve la sua origine ad un personaggio alquanto misterioso e originale, che ebbe un ruolo importantissimo nello sviluppo della navigazione all’epoca dei grandi “descobridores“: l’Infante Henrique.

Infante Henrique

 

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Giovanna d’Arco

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Giovanna d’Arco. Già il nome è sufficiente a suscitare nella nostra interiorità una valanga di sensazioni e ricordi. Giovane donna, tenace, forte, guerriera di antico stampo, un esempio di coraggio e fermezza pur nella fragilità femminile. Ingiustamente accusata, vittima di un chiaro raggiro a scopo politico, fu bruciata sul rogo. Orrendo modo per lasciare questa terra. Orribile e terribile. Ma a quei tempi andavano poco per il sottile. Chi deteneva il potere, lo usava spudoratamente, senza troppi scrupoli. Dicevano che era pazza, solo perché non capivano e non potevano capire la portata delle sue parole. Chiusi nel formalismo più assurdo, dicevano che essendo “analfabeta” (ma poi lo era davvero?) come poteva, come pretendeva di assurgere alla guida di un esercito? Come poteva proferire parole veritiere ? Era una donna dopotutto, solo una giovane donna!  Giovanna d'Arco

Mark Twain ha scritto un bellissimo romanzo intitolato “La vita e il processo a Giovanna d’Arco”, se vi capita leggetelo. La prima pagina porta questa citazione: “Considerate questa singolare e rilevante peculiarità: Sin da quando esiste testimonianza scritta della storia del genere umano, Giovanna d’Arco è stata la sola e unica persona che in veste di generale supremo si sia posta alla testa delle forze militari di una nazione all’età di diciassette anni“. Louis Kossuth.

Una vita affascinante la sua, a cominciare dalle visioni mistiche quando viveva nel villaggio di Domremy, poi il periodo militare sul campo di battaglia e infine il tortuoso processo per stregoneria che determinò la sua prematura fine. giovanna d'arco visione 2

 

La prossima primavera andrà di nuovo in scena “Giovanna d’Arco: il processo”, opera originale scritta e diretta da Alessandro Boncompagni. Anche questa volta curerà personalmente l’adattamento e la scenografia, avvalendosi di alcuni attori della Compagnia Teatrale Archeosofica insieme ad altri valenti professionisti. Per informazioni e prenotazioni potete contattarci sulla pagina FB. Io ho avuto il piacere di assistere a questo spettacolo anni fa, realizzato all’interno di una chiesa sconsacrata, e devo ammettere che ne sono rimasta affascinata. Anche se il genere è completamente diverso dal mio, direi l’opposto perché io sono per il “classico” teatro in costume, la “Giovanna d’Arco” del nostro amico Boncompagni può suscitare riflessioni e discussioni. Chissà che effetto farà in un teatro all’italiana …

Elisabetta Meacci

È Tempo di Teatro

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Riprende il laboratorio teatrale nella nostra sede pistoiese, stasera alle ore 21.00 ecco di nuovo in azione il team di “È Tempo di Teatro”. Quest’anno avremo molte cose da fare e tante sorprese. Stiamo preparando ben 4 spettacoli diversi, più o meno tutti sul palcoscenico in primavera-estate 2016. Se volete iscrivervi, prenotare il posto a teatro, o partecipare ad una lezione, siete i benvenuti! ( Piazza dello Spirito Santo,1 – Pistoia) Ogni venerdì si alterneranno i nostri tutor per esercitazioni multiple: dalla dizione al movimento, dalla mimica alle espressioni emotive, dall’impegno al divertimento…

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UNA RIVOLUZIONE TUTTA AL FEMMINILE – di Benedetta Maroni

fantasmi in scenaUna Rivoluzione tutta al femminile è un’espressione presa in prestito dallo spettacolo teatrale “Fantasmi e tavolini parlanti” ambientato sul finire dell’800. Uno dei personaggi, la piccola Arabella o meglio il fantasma di Arabella, deceduta a causa di una febbre incurabile, svela alla madre, ancora vivente e dotata di una spontanea facoltà medianica, gli eventi futuri. È così che Frau Margit apprende che nel corso del nuovo secolo, il ‘900, ci saranno due guerre mondiali ma lei vivrà solo la prima, poi le due si ritroveranno nuovamente insieme, non si sa se di nuovo come madre e figlia oppure come sorelle o semplicemente amiche e insieme faranno “una rivoluzione tutta la femminile!”.

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UNA RIFLESSIONE DA “FANTASMA” – di Benedetta Maroni

Benedetta Maroni

Benedetta Maroni Burrini

Nella commedia “Fantasmi e Tavolini Parlanti” io ho una breve parte, da fantasma appunto. Ma sono nella Compagnia Teatrale Archeosofica fin dall’inizio, quando ancora nemmeno si pensava che poi sarebbe nata davvero una Compagnia teatrale. Il nostro primo lavoro si chiamava “Lavinia”, era la storia di una schiava ambientata nella Roma dei primi cristiani, ed io facevo la parte di una vestale. Tutt’altra cosa rispetto al fantasma ” ballerino” di adesso. Comunque, proseguendo nel frattempo gli studi all’interno della Scuola Archeosofica, visto il tema dello spettacolo in scena ancora quest’anno (“Fantasmi e Tavolini Parlanti“)  mi sono trovata a riflettere su un fatto curioso: com’è possibile che all’alba del Terzo Millennio, nell’epoca del progresso scientifico e tecnologico, delle grandi scoperte e dei viaggi interplanetari, l’uomo continui ancora ad ignorare i misteri che lo riguardano più da vicino, quelli della sua coscienza: l’origine, l’evoluzione e la sorte di questa coscienza una volta varcata la soglia della morte? Sembra uno strano paradosso, eppure se è vero che l’uomo ha fatto passi da gigante nell’investigazione dell’universo fuori di lui, ancora sembra sfuggirgli la conoscenza dell’ ”universo” che è dentro di lui. La vita e la morte, misteri che sin dalla più remota antichità ancora oggi restano tali, sebbene molte culture e tradizioni di epoche e latitudini differenti abbiano praticato dei metodi per una sperimentazione diretta dei molteplici stati che la coscienza vive libera dal corpo fisico.

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L’ARTE DEL GESTO NELLA DRAMMATURGIA E NELLA DANZA – di Daniela Scatizzi ed Eleonora Russelli

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Il gesto è da sempre stato utilizzato dall’uomo nel rapporto con i suoi simili, con le forze della natura e con Dio. Fulcro e forza primigenia, ancestrale di espressione, il gesto è stato infatti applicato nelle danze, nella drammaturgia e nei rituali di tutto il mondo e di ogni epoca. Già gli uomini primitivi usavano il linguaggio dei gesti e della mimica del volto per comunicare tra di loro. Inoltre i gesti scandivano i principali eventi vissuti dalla collettività, come la caccia, il matrimonio, il culto alla divinità. Testimonianze sono riportate dall’autrice G. Barbagiovanni nel suo Le identità del Corpo. Viaggio nell’antropologia della danza a pag.20.danza india 3

La patria del gesto, dove è stato maggiormente sviluppato e codificato, è sicuramente l’India. I gesti, chiamati Mudra, nascono qui, e costituiscono una vera e propria scienza segreta. Ne sono fondamento il trattato drammaturgico Natya sastra o Quinto Veda (i Veda sono i Testi Sacri dell’India più antica, composti forse tra il 1800 e l’800 a.C.), e l’Abhinaya Darpana (specchio dei gesti). Interessante è il teatro Kathakali, nato nella regione indiana del Kerala nel XVII secolo su ispirazione delle più antiche tradizioni.

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