PER DIRE GRAZIE!

ringraziamentiGrazie” è una parola piccola e semplice che però esprime in sintesi tanto, quando come nel mio caso, sgorga spontanea dal cuore. Oggi mi servirebbe però un “grazie” gigante, enorme, perché sono tantissime le persone a cui devo molto, in generale e in particolare a proposito dell’ultimo spettacolo, Atlantico, che abbiamo portato in scena ad Arezzo.

Alessandro Boncompagni e Valentina Palmucci

Alessandro Boncompagni e Valentina Palmucci

Alessandro Boncompagni e Valentina Palmucci, ad esempio, sono stati due collaboratori formidabili. Posso affermare sinceramente che sarebbe stato parecchio più difficile senza di loro.
alcuni "atlantici"
Voi sapete che noi siamo una Compagnia amatoriale, perché amiamo così tanto l’arte da fare piccoli e molteplici sacrifici pur di portare con umiltà e orgoglio il suo vessillo. Siamo una Compagnia autogestita, autofinanziata, automunita, tutto insomma fatto da noi, con le nostre modeste risorse. Nessuno riceve un salario, ma tutti offrono il proprio volto, la propria voce e le proprie forze, come fosse un “volontariato culturale del divertimento”. Perché il teatro è anche evasione, divertimento oltre che riflessione e cultura.
pubblico in sala
Ebbene, il primo ringraziamento lo faccio a voi, pubblico, caloroso e generoso, che ci seguite e ogni volta riempite platea e galleria, anche se non siamo in piena stagione teatrale. Grazie, per il vostro contributo e sostegno, importante per noi. Sentire gli applausi ripetersi ogni volta, ogni canzone dalla prima all’ultima, incoraggia e aiuta davvero tanto.

pubblico

Altro ringraziamento, e questa volta doveroso, va al Comune di Arezzo, per la concessione del proprio patrocinio alla nostra iniziativa. Grazie! E devo dire che il teatro comunale aretino, il bellissimo Teatro Petrarca, è una struttura ben organizzata e molto ben curata, pulito, con persone competenti e educate. Cosa che non sempre è così scontata.
Teatro Petrarca Arezzo

È tempo di ringraziare anche tutte quelle persone che voi, caro pubblico, non avete visto, ma che hanno lavorato sodo dietro le quinte. Chi non ha esperienza teatrale non può immaginare quanto lavoro e quanto sudore, nel vero senso del termine, ci sia dietro uno spettacolo. Un musical poi è abbastanza impegnativo. staff accoglienza
pubblico in arrivo
La squadra degli scenografi, aiutanti, macchinisti, tecnici, costumisti, truccatori, parrucchiere, accoglienza pubblico, biglietteria, servizio di vigilanza, public relation, e tanto ancora, comincia a lavorare molto prima degli attori e dei cantanti, e finisce parecchio dopo. Tutto va allestito e curato, e poi va smontato e riportato via. allestimento 2

dietro le quinte
E durante lo spettacolo bisogna stare con gli occhi aperti, pronti ad intervenire se c’è bisogno. E, sì, ce n’è spesso bisogno. “Il bello della diretta” poi non è sempre così bello, anzi, direi che per me è una tortura. Veder sciupare voci e suoni per un cattivo funzionamento dell’ennesimo microfono, fa venire il nervoso, per usare una frase educata e non dire parolacce, che però renderebbero meglio. dietro le quinte 2

 

 

Devo dire che grazie allo staff di giornalisti e consulenti pubblicitari: abbiamo suscitato in città un discreto interesse, dimostrato dagli articoli apparsi sulla stampa locale, sul web e dai servizi televisivi di presentazione e di commento. Un ringraziamento speciale al giornalista televisivo Edoardo Carrai (Arezzo TV) che ancora una volta, pazientemente, ci ha seguito, dando anche preziosi consigli. Ringrazio inoltre Claudia Pennucci per il suo articolo e per tutta la preziosa collaborazione.

Edoardo Carrai

Edoardo Carrai

 

C’erano anche fotografi e cameramen, bravissimi e gentilissimi: Sabrina Petri, Stefano Bussoni, Alessandro Cecchini (che in realtà è regista cinematografico e attore e insegnante di teatro, ma sa fare ottime riprese).saluti e ringraziamenti

La lista dei ringraziamenti non sarebbe finita, sono tanti i nomi, gli amici, i professionisti, e gli appassionati come noi di arte, che ci hanno aiutato. Scrivo la parola GRAZIE in grande, voi immaginatevela estesa come l’orizzonte dell’oceano Atlantico visto dal promontorio di Sagres !!!

Elisabetta Meacci

 

 

 

 

 

LE DONNE DI SPARTA

Giovanna e Francesco

Giovanna Burgio e Francesco Vadi

Vi presentiamo un altro articolo, scritto da Giovanna Burgio e Francesco Vadi (interpreti del capitolo dedicato a Sparta insieme a Giaele Daddi e Maria Vittoria Ricciola), sempre inerente lo spettacolo “Piccole Storie di Grandi Uomini” in scena al Teatro Bolognini di Pistoia sabato 14 aprile alle 21.00.
Ma non stiamo pubblicando il copione, tranquilli, avrete comunque la sorpresa di chi assiste per la prima volta.

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VITA DA ALCHIMISTA

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Eccoci al secondo articolo che si riferisce allo spettacolo “Piccole Storie di Grandi Uomini“, programmato per sabato 14 aprile alle 21.00, Teatro Bolognini di Pistoia.
Le interpreti di questo capitolo sono Jenny Gallo e Luisa Bellissimo, affiancate da Francesco Vadi e Ettore Vellutini .
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L’Alchimia era  una filosofia e ad un tempo una pratica, una scienza sublime e un’Arte, tenuta segretissima per paura dell’Inquisizione.
Lo scopo celato dietro il sipario dei simboli ermetici era risvegliare la coscienza di sé, ottenere una trasmutazione interiore, acquisire insomma nuove e più potenti facoltà dello spirito.
Argomenti tabù nella società tardo medievale, impregnata di superstizione e sete di potere.alchimisti

Entrando nel laboratorio dell’alchimista, vediamo cuocere una materia, in un recipiente dalla forma strana chiamato “Uovo Filosofico”. Un pallone di cristallo il cui orificio permette di introdurvi la materia ed anche di essere ermeticamente chiuso. Ma di che materia si tratta? In realtà poteva essere qualunque sostanza, perché dietro gli esperimenti di una chimica primordiale si voleva imparare una tecnica di trasmutazione interiore.alchimisti 4
Gli Alchimisti erano uomini di fede e scienziati. Usavano strumenti come ampolle e forni per lavorare sostanze chimiche: distillavano le essenze, separavano le sostanze più spesse dalla parte volatile, scoprivano nuovi elementi, e allo stesso tempo utilizzavano la mente per meditare. Visualizzando le operazioni compiute nell’oscurità dei loro laboratori, immaginavano con volontà che la materia che stava cuocendo fosse il composto umano, di cui l’essenza rappresentava la parte più pura, quella virtuosa, quella forte, e le scorie invece erano la parte più grossolana, le debolezze, l’attaccamento alla forma e alla vita mondana.
La fiamma era il loro amore per l’Ideale. Tutto aveva un duplice significato: visibile e invisibile.
alchimisti 2È tradizionale infatti che si adoperasse la simbolurgia per tramandare le istruzioni di questa scienza misteriosa e nello stesso tempo custodirle, preservarle dalla profanazione e dall’uso sconsiderato dei malintenzionati. Istruzioni velate dai simboli che avevano il potere di avvicinare progressivamente l’allievo alla comprensione: man mano che l’Alchimista procedeva nel suo lavoro, tra alambicchi e mantici, avanzava anche nella crescita interiore.IMG_2168
“Più l’Alchimista cuoce e più comprende”, direbbero alcuni nostri amici. Più ricerca, più mette in pratica ciò che ha imparato, e più diventa un profondo conoscitore di se stesso, delle leggi che governano il cosmo, del mondo (o dei mondi) che ci circondano; più sperimenta e più si avvicina anche a Colui che tutto crea.
Il primo ostacolo da superare era costruirsi un laboratorio, facile a dirsi oggi, molto meno a quel tempo. Occorreva un luogo segreto dove chiudersi per compiere le varie operazioni. Un luogo protetto dal silenzio. Poi servivano alambicchi, athanor, aludel, mantici, lampade per la cottura, sostanze di vario genere …alchimisti 3
Nei testi di Alchimia si legge che la materia dell’Opera si trova ovunque, basta guardarsi attorno, e che non costa niente o pochissimo. Ma per effettuare le operazioni materiali, chimiche, fisiche, occorrevano davvero sostanze adatte e strumenti. Bisognava procurarsele senza dare nell’occhio. Non esisteva un negozio dove si poteva chiedere: “scusi, vorrei un etto di antimonio”, oppure: “ha della polvere di proiezione?”. Proprio no.
OLYMPUS DIGITAL CAMERALaboratorio, strumenti, materia, altro non sono che i componenti della coscienza dell’alchimista, che prima entra nella stanza segreta adibita a laboratorio, e poi entra in un’altra stanza segreta: quella della sua anima, dove riesce a portare a termine gli esperimenti di questa “scienza impossibile”.

CHI È NATARTUYA?

IMG_2217aIl 14 aprile alle 21.00 andremo in scena al Teatro Bolognini di Pistoia con “Piccole Storie di Grandi Uomini“.
Ho pensato di pubblicare alcuni articoli, scritti dagli interpreti di Piccole Storie, per aiutarvi a comprendere meglio quello che succede durante lo spettacolo. Ecco il primo, di Maria Vittoria Ricciola, a proposito delle donne dell’antica Mongolia. Buona lettura! E soprattutto buon divertimento a teatro!!!

Maria Vittoria e Chiara

Maria Vittoria Ricciola e Chiara Binotti

Nell’ XI secolo il popolo mongolo era suddiviso in numerose tribù nomadi organizzate in grandi famiglie patriarcali dove la figura femminile aveva una certa rilevanza. Le donne, oltre a svolgere il ruolo di genitrici, si occupavano anche di politica, dell’istruzione dei figli, dello scambio e dell’acquisto di merci e degli affari, fino a ricoprire alte cariche sociali come consiglieri politici. All’interno di tale comunità era ammessa la poligamia con il divieto di fare differenze tra mogli e concubine. Lo stesso diritto di uguaglianza spettava anche ai figli di diverso letto che ricevevano indistintamente la stessa educazione.donne mongolia 3
Ogni consorte possedeva la propria yurta, tipica tenda della Mongolia, dove viveva con la rispettiva famiglia, amministrando autonomamente il proprio patrimonio costituito da oggetti preziosi, carri, armi e persino una propria servitù.
Rispetto alle donne delle altre civiltà dell’epoca, erano molto emancipate; difatti la loro educazione non differiva da quella che veniva impartita agli uomini.eagle hunter
Queste informazioni sono giunte a noi tramite i racconti dei viaggiatori stranieri che rimanevano stupefatti nel vederle andare a cavallo e galoppare con agilità al pari degli uomini. Portavano la faretra e l’arco, venivano istruite nella conduzione dei carri, nella preparazione degli abiti e delle tende e addestrate a combattere. Alla donna spettava il ruolo di mantenere sempre il fuoco acceso e vivo nelle yurte, di decorare questi loro abitacoli con tappeti in feltro, di occuparsi della famiglia e della gestione del clan.
Erano donne fiere e bellicose, non conoscevano la paura e non indietreggiavano dinnanzi a nulla.borte
Gengis Khan ebbe la fortuna di essere affiancato da due donne audaci e scaltre: la madre Hoelun e sua moglie Börte.
Entrambe seppero fronteggiare con dignità ed intelligenza le innumerevoli avversità che si presentarono nella loro vita. Hoelun dopo l’uccisione del marito, capo del clan dei Borijin, fu abbandonata senza alcuna remora al suo destino dalle altre famiglie della tribù. Indifesa e sola, allevò ed istruì i suoi cinque figli in condizioni precarie, tra cui il suo primogenito Temujin, destinato a diventare il più grande conquistatore che il mondo abbia mai conosciuto.donna mongolia
Börte, non fu da meno: affiancò il marito nelle sue imprese, fu una preziosa consigliera, si occupò della famiglia nei lunghi periodi in cui il suo compagno, Gengis Khan, era impegnato a combattere per l’unificazione della Mongolia. Successivamente assunse ruoli importanti nella gestione politica ed economica dell’Impero unificato dal consorte. Grazie al suo senso acuto delle relazioni umane e degli affari economici e politici, seppe mantenere saldo il nucleo del clan e favorire la nascita dell’Impero Mongolo, garantendogli una organizzazione dinamica ed efficace.IMG_2203
Queste ed altre donne riuscirono nell’intento di tramandare le usanze e le tradizioni mongole alle generazioni seguenti, preparando le figlie al potere, così come i figli maschi alla conquista e alla guerra.
Grazie al contributo e all’esempio di questi personaggi rinnovatori, lo scenario asiatico fu caratterizzato per molti secoli dalla pari dignità e valore tra uomini e donne, ciascuno conservando le proprie caratteristiche ma contribuendo assieme agli stessi ideali. La civiltà mongola é antica a causa del tempo ma molti elementi sono più avanzati del modernismo di oggi.

 

Perché dovrei frequentare “È Tempo di Teatro” ?

IMG-20150315-WA0015Vi è mai successo, almeno una volta, di voler essere un altra persona? Per un giorno abbandonare i panni della vita quotidiana ed essere un altro…. Magari risponderete ‘proprio mai!’ Oppure vi ricorderete di quando da piccoli giocavate ad essere una principessa, un grande calciatore, un astronauta… Ecco, pensate che c’è un posto dove una volta alla settimana potete abbandonare la maschera che indossate tutti i giorni e fare delle scoperte incredibili. IMG-20141102-WA0000
Potreste scoprire che con il corpo, la voce e l’utilizzo sapiente dello spazio si può entrare in un luogo magico dove la finzione diventa realtà. Una scena, un personaggio, una azione possono far vivere o rivivere una emozione, possono commuovere, far ridere alle lacrime, insomma possono far vivere sia all’attore che allo spettatore una condizione che muove l’anima.  Ma attenzione, tutto ciò non si improvvisa. Perché il teatro, che sappiamo bene ha radici antichissime e sacre, funziona solo se non si finge.
Ma, vi starete chiedendo, non è questo il luogo per eccellenza dove si gioca, dove si mette in scena la finzione? Un grande attore, uno dei più grandi attori italiani viventi, Gigi Proietti, un giorno ha detto: “Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso”. Una frase che racchiude l’essenza dell’arte teatrale, un’arte che “funziona” solo se l’attore in quel momento non interpreta un personaggio, non esprime uno stato d’animo, ma è quel personaggio e vive quello stato d’animo pienamente, pur non rimanendone schiavo. DSC_0163
Questo è il segreto che avevano ben capito nell’antico teatro greco e che è alla base del meccanismo della catarsi.  Per raggiungere questa maestria occorre mettersi in gioco e giocare,  farsi guidare in un viaggio affascinante dove attraverso le tecniche di recitazione, movimento, respirazione, ritmo e tante altre che scoprirete, si può tentare di realizzare questa magia che è la drammaturgia e la messa in scena di uno spettacolo teatrale. Quindi perché non provare?
Da quest’anno ci sono tre possibilità, in tre città differenti: Pistoia, Montevarchi ed Empoli, ma il team che condurrà il laboratorio è un unico gruppo di Amici che vi aspetta a braccia aperte per vivere insieme questa grande avventura.
Chissà se fate in tempo ad iscrivervi … siete ancora lì a pensarci sopra?
Io ci sarò, sono una dei “tutor”, e sarò ben felice di fare la vostra conoscenza!IMG-20160228-WA0009
VALENTINA PALMUCCI

LO STORNO E L’ANGELO CENTUNO: UNA CHIAVE DI LETTURA DA ELENA MEACCI

angelo“È uno degli ultimi racconti di Pirandello rimasto incompleto, pare, dove si mette in campo il tema della morte, della vita nell’aldilà, dell’assistenza delle anime dei defunti e degli angeli, in particolare dell’Angelo Centuno, a capo di 100 anime del purgatorio.
E lo storno? Che bisogno aveva Pirandello di citare gli storni?
Nel racconto si trovano a confronto un gruppo di uomini, dei signorotti diciamo, cacciatori novelli, non molto esperti, di ritorno da una mancata caccia agli storni, ed un gruppo di donne, popolane e religiose, che li accudiscono amorevolmente, com’era consuetudine fare nella Sicilia pirandelliana. caccia agli storni
Da una parte i signori discutono sulla caccia mettendo in evidenza che è quasi impossibile non prendere uno storno, “si prendono anche ad occhi chiusi”; dall’altra parte alle donne, in particolare a donna Gesa, è affidato il racconto del miracolo dell’Angelo Centuno, apparso a Maria Grazia Aiello (per tutti Poponé) insieme a cento anime del purgatorio, che le annuncia la sua imminente morte. angelo donna
Ne segue un’accesa discussione: e che miracolo è questo? Si può chiamare miracolo? Si può credere che un Angelo sia apparso ad una donna, o sarà stata un’allucinazione? Don Celestino, il prete, si schiera a favore di chi ha fede. Nel bel mezzo della discussione, torna un cacciatore esclamando: “Ho preso uno storno!”. storno
Tutti rimangono basiti e quasi più sorpresi della cattura di un uccello che del racconto del miracolo.
Il vero confronto non è solo tra uomini e donne, ma tra due tipi di mentalità: quella materialista, propria degli intellettuali, degli scienziati, e quella semplice ma piena di fede della cosiddetta povera gente, entrambe però non pronte ad affrontare in modo serio tematiche riguardanti la sfera spirituale, di cui Pirandello invece era molto esperto.
pirandello_novelleForse Pirandello si chiedeva: come si può parlare di certi temi all’umanità?
E da genio quale era Pirandello, ci regala attraverso uno spaccato della società siciliana un racconto pieno di sottile umorismo, in cui diventano protagonisti due miracoli. Il primo, quello più evidente perché narrato, è il miracolo di una visione avuta da una donna con il dono della veggenza e devota all’Angelo Centuno che, nella visione appunto, le predice la sua imminente morte. Ma gli uomini subito si precipitano a denigrare il miracolo, sebbene ammettano che la gente che ha fede vede nella morte come un giusto premio.angelo blu triangolo
Vi è un secondo miracolo, a parer mio, meno palese e al contempo assurdo; è il miracolo dell’uccisione di uno storno: uno dei cacciatori è riuscito ad uccidere uno storno! Il racconto termina proprio con l’entrata in scena di uno dei cacciatori che esclama: “Ho ucciso uno storno!”. Sì, un solo storno, sebbene gli storni si possano colpire con il fucile anche ad occhi chiusi per quanti ne volano in cielo, diventa agli occhi degli altri un miracolo.
Pensate, fa più scalpore questo fatto dello storno che non il racconto della visione dell’Angelo e della sua profezia, che poi si realizza.
Caro Pirandello, non è facile parlare di certi temi a chi non ha orecchie per intendere e tu lo sapevi molto bene.”

Potrete vedere Elena Meacci nel ruolo di Poponè al saggio teatrale del 3 ottobre, in scena al Teatro Bolognini di Pistoia.

http://www.vivastreet.it/serate/pistoia/pirandello-con-e-senza-maschera/154299110

 

 

Fantasmi&TavoliniParlanti = TRE DEI PERSONAGGI

Il dottor WERNER è un uomo di mezza età, con il fascino dei capelli brizzolati. Da tempo innamorato di Margit, la rispetta e siccome era molto amico del marito, non si è mai dichiarato. Il suo è un amore privato, da galantuomo. Egli aiuta Margit e le sta vicino quando possibile. Uomo colto, intelligente, uomo di scienza, quindi mentalità positivista e un poco materialista. Animo buono, con una fede religiosa semplice derivata dall’educazione familiare più che da sue precise convinzioni e ricerche, che appunto si orientano in senso umanitario. Rimane quasi scioccato dalla situazione perché si sente in colpa per la morte di Arabella, e questo fatto lo scuote così tanto da renderlo più duttile nei confronti delle teorie spiritistiche esposte dai suoi amici. Nello spettacolo attuale è interpretato da Leonardo Burrini, che nella vita reale è dottore sì ma in scienze economiche e bancarie.

Il caro e giovane SEBASTIAN è un musicista, suona il pianoforte e anche altri strumenti. Dà lezioni per vivere, ma ha pochi soldi. È innamorato di Katrin, ma non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi. La ammira per la sua originalità e la stima perché non è come le altre donne solo interessata a cose futili. Lui legge libri di esoterismo, conosce associazioni segrete, ma non ne fa parte. Troverà alfine il momento giusto per dichiararsi, incoraggiato anche dalle attenzioni che Katrin gli rivolge sempre di più. L’aver vissuto alcune avventure insieme contribuisce a creare una certa intimità fra i due giovani. Nello spettacolo è interpretato da Alessandro Pelagatti, che è davvero un musicista di talento (autore tra l’altro della canzone “Io sono qui” cantata dal fantasma di Arabella) e suona dal vivo il pianoforte sulla scena.

Il Conte ANDRAS OBRENOVIC è di origini ungheresi, ex ufficiale con il grado di Alezredes, o Tenente Colonnello, Oberstleutnant in tedesco. Un tipo alto e magro, occhi vivaci. Si dichiara Ufficiale a riposo dell’Imperial Regio Esercito. Ha doti medianiche reali, ma purtroppo si è legato ad uno spirito perverso di un vecchio stregone che lo inganna e lo sfrutta. Il Conte è molto avido, pensa sempre ai soldi, a come imbrogliare per fare più soldi, proprio a causa della nefasta influenza di quello spirito malvagio da cui non riesce a liberarsi. Nello spettacolo è interpretato da Lorenzo Abbate, giornalista e fotografo di professione, attore per passione.

 

 

 

IL TEATRO NEL RINASCIMENTO EUROPEO – LA LEGGENDA DI INES DE CASTRO – di Valentina Palmucci

Stavo facendo una ricerca sul Teatro nel Rinascimento in Europa, ed in Portogallo in particolare, e mi sono imbattuta in una storia curiosa. Ve la voglio raccontare.

Come saprete, il Rinascimento segnò il passaggio dalla civiltà del Medioevo a quella dell’Età Moderna. Fu un periodo importante, ricco di grandi cambiamenti. È l’epoca della riscoperta dell’uomo, della sua forza creativa e quindi della sua capacità di conquistare nuovi territori, attraverso la navigazione in mari fino ad allora ritenuti inaccessibili. Al contempo si assiste al ritorno all’antichità classica, in tutti i campi del sapere, compreso quello teatrale. L’approfondimento degli studi sulla cultura greca da parte degli umanisti, favorito dall’arrivo in Europa di dotti bizantini dopo la caduta di Costantinopoli, comportò la traduzione in lingua volgare di numerosi testi classici teatrali, come le commedie di Plauto e Terenzio e le tragedie di Seneca. Rinascimento e Teatro

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Siete mai stati in Portogallo?

Portogallo 1

Siete mai stati in Portogallo? Una piccola nazione con una storia molto interessante, persone simpatiche e cordiali, tradizioni, usi e costumi ancora molto sentiti dalla gente, natura incontaminata, monumenti, cultura, ed una cucina proprio da leccarsi i baffi.

Portogallo 2 Portogallo 3

Alla punta estrema verso sud-ovest, dove il sole brilla sull’oceano scintillante, un piccolo paese di pescatori e surfisti deve la sua origine ad un personaggio alquanto misterioso e originale, che ebbe un ruolo importantissimo nello sviluppo della navigazione all’epoca dei grandi “descobridores“: l’Infante Henrique.

Infante Henrique

 

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Giovanna d’Arco

statue de jeanne d'arc

Giovanna d’Arco. Già il nome è sufficiente a suscitare nella nostra interiorità una valanga di sensazioni e ricordi. Giovane donna, tenace, forte, guerriera di antico stampo, un esempio di coraggio e fermezza pur nella fragilità femminile. Ingiustamente accusata, vittima di un chiaro raggiro a scopo politico, fu bruciata sul rogo. Orrendo modo per lasciare questa terra. Orribile e terribile. Ma a quei tempi andavano poco per il sottile. Chi deteneva il potere, lo usava spudoratamente, senza troppi scrupoli. Dicevano che era pazza, solo perché non capivano e non potevano capire la portata delle sue parole. Chiusi nel formalismo più assurdo, dicevano che essendo “analfabeta” (ma poi lo era davvero?) come poteva, come pretendeva di assurgere alla guida di un esercito? Come poteva proferire parole veritiere ? Era una donna dopotutto, solo una giovane donna!  Giovanna d'Arco

Mark Twain ha scritto un bellissimo romanzo intitolato “La vita e il processo a Giovanna d’Arco”, se vi capita leggetelo. La prima pagina porta questa citazione: “Considerate questa singolare e rilevante peculiarità: Sin da quando esiste testimonianza scritta della storia del genere umano, Giovanna d’Arco è stata la sola e unica persona che in veste di generale supremo si sia posta alla testa delle forze militari di una nazione all’età di diciassette anni“. Louis Kossuth.

Una vita affascinante la sua, a cominciare dalle visioni mistiche quando viveva nel villaggio di Domremy, poi il periodo militare sul campo di battaglia e infine il tortuoso processo per stregoneria che determinò la sua prematura fine. giovanna d'arco visione 2

 

La prossima primavera andrà di nuovo in scena “Giovanna d’Arco: il processo”, opera originale scritta e diretta da Alessandro Boncompagni. Anche questa volta curerà personalmente l’adattamento e la scenografia, avvalendosi di alcuni attori della Compagnia Teatrale Archeosofica insieme ad altri valenti professionisti. Per informazioni e prenotazioni potete contattarci sulla pagina FB. Io ho avuto il piacere di assistere a questo spettacolo anni fa, realizzato all’interno di una chiesa sconsacrata, e devo ammettere che ne sono rimasta affascinata. Anche se il genere è completamente diverso dal mio, direi l’opposto perché io sono per il “classico” teatro in costume, la “Giovanna d’Arco” del nostro amico Boncompagni può suscitare riflessioni e discussioni. Chissà che effetto farà in un teatro all’italiana …

Elisabetta Meacci