LE DONNE DI SPARTA

Giovanna e Francesco

Giovanna Burgio e Francesco Vadi

Vi presentiamo un altro articolo, scritto da Giovanna Burgio e Francesco Vadi (interpreti del capitolo dedicato a Sparta insieme a Giaele Daddi e Maria Vittoria Ricciola), sempre inerente lo spettacolo “Piccole Storie di Grandi Uomini” in scena al Teatro Bolognini di Pistoia sabato 14 aprile alle 21.00.
Ma non stiamo pubblicando il copione, tranquilli, avrete comunque la sorpresa di chi assiste per la prima volta.

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Vedendo una madre spartana seppellire il proprio figlio, una donna anziana vi si avvicinò dicendole: “povera donna, che disgrazia!” e l’altra immediatamente replicò: “Che fortuna vorrai dire, l’avevo messo al mondo perché morisse per Sparta e così è stato”.

Plutarco, Apoftegmi spartani

La società civile dell’antica Grecia era composta come ogni altra società da uomini e donne che si ripartivano i compiti: l’uomo attivo fuori casa, nei campi, in guerra o in politica; la donna dirigeva le attività domestiche. Tale divisione era funzionale e il lavoro delle donne non era considerato inferiore a quello degli uomini. Del resto, anche nell’epos omerico, il rapporto tra i sessi è basato sulla parità. Ma non fu sempre così. La scienza politica antica, il cui esponente massimo fu senza dubbio Aristotele, ha introdotto più o meno coscientemente una svalutazione progressiva del ruolo della donna arrivando ad affermare una presunta superiorità fisica e morale dell’uomo. Solo l’uomo avrebbe potuto reggere l’oikos, cioè l’unità familiare e sociale ed esercitare l’attività politica. Il lavoro femminile doveva svolgersi all’interno delle mura domestiche e la donna non aveva in alcun modo la possibilità di prendere parte alla vita direttiva e politica. Tuttavia, questo spaccato tramandato da Aristotele riguardo la condizione della donna al suo tempo non è affatto certo che rispecchi la condizione reale. A Sparta per esempio, il rapporto fra i due sessi era assolutamente paritario e complementare. Ancient-Sparta

Sebbene la vita delle donne sia di gran lunga meno nota, è certo che appena dopo la nascita esse, allo stesso modo degli uomini, venivano sottoposte al famoso “esame di idoneità” ed in seguito registrate e educate proprio come i maschi.  Un fatto questo già di per sé inusuale per gli standard della Grecia antica. Le ragazze dovevano esercitarsi come i ragazzi nella lotta, nelle gare di corsa, nel lancio del disco e del giavellotto, tanto che la forza e la prestanza fisica delle donne spartane erano note in tutta la Grecia. Anche per loro venivano organizzate manifestazioni durante le quali potevano mostrare le loro imprese sportive e si potevano misurare con le loro coetanee. Tuttavia, per quanto riguarda l’esercizio fisico, le spartane erano discriminate in un punto rispetto ai loro concittadini maschi: come le altre donne della Grecia, non potevano prendere parte ai giochi olimpici, nei quali non erano ancora previste gare femminili. cinisca

Intorno al 400 a.C. vi fu una svolta: una spartana di nome Cinisca, figlia del re Archidamo, divenne la prima donna a vincere le Olimpiadi nella disciplina della conduzione dei carri. Questo fu possibile solo perché Cinisca amministrava un famoso allevamento di cavalli e nella corsa con i carri gareggiava e veniva proclamato vincitore olimpionico non l’auriga, che comunque doveva essere uomo ma l’allevatore e il proprietario del tiro di cavalli. Il successo di Cinisca spianò comunque la strada alle donne olimpioniche, la maggior parte delle quali fu per molto tempo di origine spartana.Jean-Jacques-François_Le_Barbier_-_Courage_des_femmes_de_Sparte

L’educazione spartana delle donne non si limitava però all’esercizio fisico: le ragazze venivano istruite anche nell’arte della musica e della danza. Platone ricorda che esse prendono parte alla mousiké. Questa veniva insegnata nei cori, nei quali apprendevano i valori civici e si preparavano a prender parte alla vita religiosa della città. OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La disciplina  spartana aveva il compito di formare in modo decisivo il carattere delle ragazze che intorno ai 19 o 20 anni erano pronte per il matrimonio. Mediamente una donna spartana si sposava cinque o sei anni più tardi di una ateniese o cretese. Nell’ordinamento spartano sia gli uomini che le donne erano obbligati per legge al matrimonio mentre il celibato e il nubilato erano soggetti a sanzione. La donna non portava dote, ma contribuiva al patrimonio della nuova coppia portando la propria parte di eredità come patrimonio personale. alethea
Le spartane infatti sulla base del diritto di successione ricevevano un’ eredità, anche quando avevano fratelli. Inoltre non conoscevano l’istituto dell’epiclerato usuale invece in altre città come Atene. Secondo tale istituto se in una famiglia non vi erano figli maschi ma soltanto una figlia femmina, questa ereditava solo ad interim, poteva cioè conservare il lascito in sua proprietà solo fino a quando non avesse contratto matrimonio e avesse lei stessa avuto figli maschi. Questo permetteva alle donne di avere grandi patrimoni e possedimenti terrieri. Aristotele afferma che almeno due quinti delle terre appartenevano a donne e pare che verso la metà del III secolo a.C. fossero due donne, Agesistrata e Archidamia, a detenere le maggiori ricchezze della città.  La donna non era assoggettata agli ordini del padre in merito alla conclusione del matrimonio, poiché era la volontà della coppia ad essere decisiva. Inoltre nell’unione coniugale conservava l’indipendenza personale. Diversamente da Roma, non erano sottoposte al potere del marito. guerriera spartana

La stessa parità e dignità che era riservata alle donne in vita era mantenuta anche dopo la morte. Infatti ad esse venivano concessi gli stessi onori degli uomini e proprio come i guerrieri che avevano dato la vita servendo lo stato, anche le spartane morte di parto ricevevano un’iscrizione e venivano onorate al pari dei caduti in battaglia.

DemetraAnche nel culto religioso Sparta riservava alle donne un ruolo importante, alla stregua degli uomini. Quest’ambito, che faceva parte della sfera pubblica, era aperto alle donne anche in altre città greche; già in Omero le padrone di casa e le sacerdotesse avevano il compito di allestire cerimonie in onore di particolari divinità. A Sparta in particolare le donne avevano una responsabilità decisiva nell’organizzazione del culto misterico consacrato alle dee Demetra e Artemide.
Come è intuibile, le notizie sull’emancipazione, la condotta di vita, i diritti, la libertà incondizionata delle donne spartane provocavano in tutta la Grecia enormi turbamenti. L’autonomia era interpretata come dissolutezza, la loro indipendenza dal marito e dal padre come una sorta di vagabondaggio, il loro ruolo nello stato come un dominio delle donne.  Ma ciò è falso e fuorviante.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Da queste poche notizie è possibile farsi un’idea precisa sull’importanza del ruolo della donna nella meravigliosa epopea di Sparta. La donna godeva di una dignità superiore a quella delle donne di tutte le altre polis greche, equiparata in tutto e per tutto ai mitici eroi guerrieri dell’invincibile falange spartana.

 

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