IL TEATRO NEL RINASCIMENTO EUROPEO – LA LEGGENDA DI INES DE CASTRO – di Valentina Palmucci

Stavo facendo una ricerca sul Teatro nel Rinascimento in Europa, ed in Portogallo in particolare, e mi sono imbattuta in una storia curiosa. Ve la voglio raccontare.

Come saprete, il Rinascimento segnò il passaggio dalla civiltà del Medioevo a quella dell’Età Moderna. Fu un periodo importante, ricco di grandi cambiamenti. È l’epoca della riscoperta dell’uomo, della sua forza creativa e quindi della sua capacità di conquistare nuovi territori, attraverso la navigazione in mari fino ad allora ritenuti inaccessibili. Al contempo si assiste al ritorno all’antichità classica, in tutti i campi del sapere, compreso quello teatrale. L’approfondimento degli studi sulla cultura greca da parte degli umanisti, favorito dall’arrivo in Europa di dotti bizantini dopo la caduta di Costantinopoli, comportò la traduzione in lingua volgare di numerosi testi classici teatrali, come le commedie di Plauto e Terenzio e le tragedie di Seneca. Rinascimento e Teatro

Nel Rinascimento nelle corti italiane e poi europee si recitarono gli antichi testi prima in latino e poi in volgare. All’inizio del ‘400, i signori accolsero a corte letterati, pittori, scultori e architetti a cui diedero il compito di abbellire le residenze e le città per celebrare il proprio potere. La magnificenza delle corti si legò all’eccezionale diffusione delle rappresentazioni festive, sia sacre che profane. Firenze Rinascimentale 2

Nell’Italia del nord la cultura rinascimentale, e quindi anche l’attività teatrale, si sviluppò come cultura di corte presso le corti di grandi mecenati quali gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Bentivoglio a Bologna, i Visconti a Milano, i Montefeltro a Urbino. Al centro, Firenze assunse un ruolo culturale determinante con la famiglia Medici.

danza

Nel periodo rinascimentale, il teatro mostrò grande vitalità in tutti paesi europei che avevano alle spalle una forte tradizione teatrale medioevale, sviluppatasi nelle chiese, nelle piazze, nelle corti e nelle università in molte forme, dalla sacra rappresentazione agli spettacoli di corte. I generi che si svilupparono maggiormente furono la commedia, la tragedia, il dramma pastorale e, successivamente, il melodramma, i quali influenzarono il teatro europeo del secolo, anche se la sacra rappresentazione venne messa in scena anche nel corso del Rinascimento. L’Italia anticipò altri paesi europei sia nella stampa di commedie e tragedie che nella formazione di compagnie teatrali.  Le compagnie itineranti italiane ebbero il merito di diffondere al di fuori del nostro paese la Commedia dell’arte, così chiamata perché gli interpreti, dopo un millennio e più, erano attori di mestiere, veri e propri professionisti.Bernardo Dovizi

La prima rappresentazione in prosa che rivoluzionò i canoni della scrittura, costituendo una novità rispetto al passato, fu La Calandria, una commedia in cinque atti con intermezzi cantati e danzati tra un atto e l’altro, scritta da Bernardo Dovizi da Bibbiena, un influente cardinale consigliere del pontefice Leone X, e messa in scena per la prima volta alla corte di Urbino, il 6 gennaio 1513. La Calandria fu la prima commedia scritta in italiano che non attingesse ad un precedente testo greco o latino. Inoltre, segnò l’inizio di un’era diversa anche sotto il profilo della scenografia che prima di allora si risolveva in una serie di edicole, una sorta di tempietti d’ispirazione medioevale, ancora molto simili a quelli delle sacre rappresentazioni con gli ambienti separati da tende. ricostruzione ingegno Brunelleschi

La storia di Calandro riproducendo i temi della beffa amorosa, diventò l’archetipo della commedia cinquecentesca adottato anche da Ariosto, Machiavelli e altri autori del tempo: travestimenti, scambi di persona, giochi di parole, imbrogli e raggiri. I personaggi che popolarono la nuova forma comica d’avanguardia furono una combinazione di figure del repertorio degli antichi, che comprendeva giovani e anziani, mogli trascurate e mariti vecchi e cornuti, padri, madri e figli, servi scaltri e padroni, balie, soldati arroganti, cuochi, prostitute e mercanti di schiave, e figure più attuali della società contemporanea, quali la giovane moglie inquieta, l’umanista pignolo, il mago alchimista imbroglione. Firenze Rinascimento Teatro

A Firenze la famiglia Medici considerò il teatro come un aspetto fondamentale della vita comunale e religiosa: il periodo del carnevale era il momento più adatto per ogni genere di intrattenimenti ma anche ricorrenze e celebrazioni religiose, matrimoni blasonati e visite di importanti dignitari a corte erano altrettante occasioni per mettere in scena spettacoli teatrali. Lorenzo il Magnifico fu egli stesso autore di una sacra Rappresentazione di San Giovanni e Paolo che fece recitare da giovani delle corporazioni. Componimenti come questo, recitati da ragazzi di varia estrazione sociale in uno spazio pubblico urbano davanti ad un pubblico formato da cittadini, oltre che ad intrattenere, permettevano di lanciare messaggi politici e ideologici. Lorenzo_il_Magnifico_1

PolizianoComplessi apparati meccanici e tecnici utili alla messa in scena consentivano di cambiare gli sfondi e movimentare lo spettacolo rendendolo più attraente. Membro fondamentale del circolo di intellettuali radunatosi attorno al signore di Firenze, Lorenzo il Magnifico, fu Agnolo (Angelo) Poliziano, poeta, umanista e drammaturgo italiano, autore di opere in latino, in greco e in volgare, tra cui è ricordiamo la favola mitologica Orfeo (1480), uno dei primi testi teatrali italiani di argomento profano, accolta come rilancio del dramma satiresco greco.

All’inizio del Quattrocento gli intrattenimenti teatrali ebbero luogo in giardini privati, cortili di conventi e saloni adattati a teatro dei palazzi di potenti committenti, che assistono alle rappresentazioni insieme a pochi invitati, come nel caso del Salone dei Cinquecento nel Palazzo Vecchio in piazza della Signoria a Firenze, che Cosimo I fece allargare dal Vasari per poter fare corte.

Rinascimento e Teatro 3

Anche in Spagna ed in Portogallo il teatro tra la fine del Quattrocento e l’inizio del secolo successivo, prende una nuova strada e si stacca da quello delle rappresentazioni sacre di stampo medievale, pur rimanendo il soggetto sacro il principale argomento dei drammaturghi iberici anche in questo periodo.  Per la maturazione del teatro furono molto importanti anche gli spazi scenici, che dai classici apparati viari e l’interno delle chiese, passarono ad avere una propria conformazione, degli spazi all’interno dei palazzi nobiliari e le università. Nacque il cosiddetto Teatro de salon, spazi interni e non più esterni e ad esclusivo uso dei nobili, mentre alla metà del Cinquecento nacquero i corrales, spazi scenici aperti anche al pubblico popolare previo pagamento di un biglietto. Spagna Corral de Comedias

Se la commedia ebbe la sua maturazione passando per il teatro classico antico, altre opere si rifacevano invece ai miti della storia della Spagna. Questa fu una delle differenze più importanti fra il teatro spagnolo del Rinascimento e quello delle altre nazioni europee. Da segnalare anche la letteratura cavalleresca che si diffuse, sotto l’influenza della letteratura provenzale, nella forma tipica del canzoniere. Canzoniere (decameron)

La prima dinastia del Portogallo indipendente (che si liberò dal dominio arabo) fu quella burgundica; la capitale antica era Coimbra. In questo tempo si formò il popolo portoghese vero e proprio, assai diverso da quello spagnolo, nonostante una certa affinità delle lingue.

Joao PrimeiroLa potenza portoghese, fondata sui commerci, sui grandi viaggi oceanici di scoperta, e sulla conquista di molte terre d’oltremare, ebbe inizio con la dinastia degli Aviz, e in particolare con Joào I che riuscì a salvare l’indipendenza del Paese dai continui tentativi di conquista da parte degli Spagnoli. È sotto il suo regno che ebbero inizi i grandi viaggi. Al tempo del re Joào II (1481-1495) il Portogallo colonizzò, fra l’altro il Congo e l’Angola.

 

Il primo grande scrittore (tralasciando i numerosi trovatori e cantori dei secoli precedenti) fu Gil Vicente (1470-1536), che diede inizio al teatro nazionale portoghese, scrisse anche in castigliano, e fu famoso per una copiosa messe di liriche.

Un genere diffuso (non solo allora, ma anche in seguito) fu quello lirico della saudade, parola che vuol dire solitudine, ma che ha molti altri significati: tristezza, nostalgia, rimpianto. Sempre nel Quattrocento si ebbe l’introduzione della letteratura italiana, dell’umanesimo italiano, in particolare della poesia bucolica. Il sogno rinascimentale dell’età dell’oro, quando l’uomo e la natura erano uniti e in armonia, e non esisteva l’angoscia della solitudine, si esprime nelle molte liriche di Ribeiro, che fu un grande poeta. Il maggiore rappresentante della cosiddetta scuola italiana fu Francisco de Sà de Miranda (1481-1558), grande ammiratore e seguace del Petrarca, autore di drammi (ispirati a quelli di Ludovico Ariosto).

Un altro italianista fu Antonio Ferreira (1528-1569), autore di commedie di successo, fra cui Il geloso (1554-1558), che diede origine al teatro dei caratteri, e di un dramma classico Inès de Castro (1558), storia della vita, dell’amore e della morte tragica di un’eroina, vittima degli intrighi di corte.

Ines CastroQuesta la storia: siamo nella prima metà del 1300, il principe ereditario Pedro si innamora della bella Inès di Castro, e non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che Inès è una “semplice” dama di compagnia giunta in Portogallo al seguito di Costanza, la promessa sposa di Pedro. Si può dire che fu un vero colpo di fulmine. Ma ormai le nozze erano state organizzate, tutto pronto, quindi si dovevano celebrare. Pedro sposò Costanza avendo nel cuore Inés. Ebbe da Costanza un figlio, erede legittimo al trono. Ma non riusciva a dimenticare Inés, quindi trascurava la moglie ogniqualvolta era possibile per stare insieme alla sua amata. Inès de Castro 1

Inés era figlia illegittima di un dignitario alla corte spagnola (Pedro Fernandes de Castro) e di una nobildonna portoghese (Aldonza Suarez Valadares). Nata in Galizia, aveva passato tutta la sua infanzia nel castello di Albuquerque, educata e addestrata per diventare damigella di Dona Costanza Manuel, la sposa del principe Pedro, appunto. Un matrimonio, quello tra Costanza e Pedro, infelice e breve. La principessa morì, e per l’ancor giovane principe fu una liberazione. Ma il Re Alfonso IV vietò in modo assoluto al figlio di sposare Inés, non era una donna “politicamente” giusta secondo lui, e per non correre rischi la fece bandire dalla corte portoghese, rimandandola al confine spagnolo.

Ines de Castro

Mai fu tanto vero il detto “al cuor non si comanda” !!!  Pedro sposò in segreto Inés ed ebbe da lei ben quattro figli, belli, sani e forti, molto più del primogenito sempre debole e malato. Inés e la nuova famiglia ricevevano affetto e onori, conquistando sempre più potere alla corte portoghese. Ma nel 1355 il Re Alfonso IV, forse preoccupato o forse intimorito, per risolvere il problema fece uccidere la bella Inés.

Il dolore per la perdita dell’amata, rese il principe Pedro folle. Quando salì al trono fece strappare il cuore ai responsabili dell’assassinio, i tre fidalgos di suo padre, Pero, Diogo e Alvaro. Poi riesumò il corpo di Inés, incoronò il cadavere nel Monastero di Santa Cruz, ed obbligò i cortigiani a renderle omaggio, con tanto di baciamano rituale.

 

Inés de Castro, Regina del Portogallo, anche se in evidente stato di decomposizione, vestita di bianco, fu portata in un cocchio scoperto fino all’abbazia di Alcobaça dove l’attendeva una dimora in pietra che il re aveva fatto scolpire da un artista di fama.

Ines Castro Tomba

Davanti al sarcofago di Inès, che sul coperchio la riproduceva nella sua giovanile bellezza, i piedi contro i piedi sì che nel giorno del giudizio i loro abitanti si trovassero faccia a faccia, c’era un sarcofago, con l’immagine del re.

Ines-de-Castro-Tomba

In realtà sappiamo ben poco sulla vita di Dona Inés de Castro, ma la sua tragica morte, l’amore eterno del principe, hanno alimentato la sua leggenda. Nel passato e ancora oggi, ispira poeti, commediografi, musicisti … e la sua storia continua.

 

 

 

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