UNA RIFLESSIONE DA “FANTASMA” – di Benedetta Maroni

Benedetta Maroni

Benedetta Maroni Burrini

Nella commedia “Fantasmi e Tavolini Parlanti” io ho una breve parte, da fantasma appunto. Ma sono nella Compagnia Teatrale Archeosofica fin dall’inizio, quando ancora nemmeno si pensava che poi sarebbe nata davvero una Compagnia teatrale. Il nostro primo lavoro si chiamava “Lavinia”, era la storia di una schiava ambientata nella Roma dei primi cristiani, ed io facevo la parte di una vestale. Tutt’altra cosa rispetto al fantasma ” ballerino” di adesso. Comunque, proseguendo nel frattempo gli studi all’interno della Scuola Archeosofica, visto il tema dello spettacolo in scena ancora quest’anno (“Fantasmi e Tavolini Parlanti“)  mi sono trovata a riflettere su un fatto curioso: com’è possibile che all’alba del Terzo Millennio, nell’epoca del progresso scientifico e tecnologico, delle grandi scoperte e dei viaggi interplanetari, l’uomo continui ancora ad ignorare i misteri che lo riguardano più da vicino, quelli della sua coscienza: l’origine, l’evoluzione e la sorte di questa coscienza una volta varcata la soglia della morte? Sembra uno strano paradosso, eppure se è vero che l’uomo ha fatto passi da gigante nell’investigazione dell’universo fuori di lui, ancora sembra sfuggirgli la conoscenza dell’ ”universo” che è dentro di lui. La vita e la morte, misteri che sin dalla più remota antichità ancora oggi restano tali, sebbene molte culture e tradizioni di epoche e latitudini differenti abbiano praticato dei metodi per una sperimentazione diretta dei molteplici stati che la coscienza vive libera dal corpo fisico.

BardoThodol 2Le prime testimonianze risalgono all’Antico Egitto e al ricco simbolismo del suo Libro dei Morti, ma altrettanto affascinante è la concezione dell’al di là che emerge dal Bardo Thodol o Libro Tibetano dei Morti. Certo per noi occidentali dell’epoca moderna è difficile, forse impossibile, comprendere cosa spingesse un tibetano di quel tempo a dedicare tutta la sua esistenza alla preparazione per una buona morte. In quella cultura fortemente intessuta di spiritualità l’esperienza terrena era concepita come un’opportunità per istruirsi affinché il transito tra l’al di qua e l’al di là potesse avvenire in piena lucidità interiore. Momento importantissimo, decisivo per il destino dell’anima, considerato l’unica occasione per un pieno risveglio dal Samsara, cioè l’illusione cosmica, il ciclico divenire che incatena le anime e le costringe a subire le alterne vicende della vita e della morte, del bene e del male. Sì perché per quanto ci sembri assurdo, il buddismo tibetano riteneva la vita terrena tutta un’illusione da cui doversi ridestare. Come la persona che si addormenta perde la consapevolezza di sé e cade nell’illusione delle trame oniriche, allo stesso modo l’individuo immerso nel Samsara perde la memoria della sua natura spirituale, le tenebre dell’ignoranza hanno il sopravvento ed ecco che scivola nell’illusione. La preparazione in vita consisteva in un lungo allenamento per ottenere la purificazione e le facoltà necessarie per affrontare l’esperienza diretta dei mondi invisibili e addestrarsi a varcare in piena lucidità la soglia della morte. Senza questa condizione non era possibile beneficiare dell’aiuto offerto dalla lettura del Bardo Thodol.

Bardo-ThodolAl pari del precedente Egiziano, il Libro Tibetano dei Morti costituiva un testo sacro contenente preghiere e invocazioni che il defunto doveva recitare nel massimo raccoglimento interiore sostenuto dall’aiuto del Lama, sia durante il trapasso che successivamente in virtù della capacità telepatica di quest’ultimo. In questo modo l’iniziato ai misteri poteva essere assistito nelle varie fasi del suo viaggio nell’oltretomba onde non cadere nei trabocchetti onirici del mondo crepuscolare. Oggi tutto ciò potrebbe sembrare solo fantasia, eppure un fondo di verità deve pur esserci se tradizioni di popoli differenti hanno lasciato testimonianze di una conoscenza della vita e della morte che si spinge oltre i limiti imposti dalla corporeità fisica. Chissà cosa ci riserverà questa nuova epoca … forse la risposta a quei misteri che l’uomo porta con sé da sempre potrebbe essere la più grande rivelazione del Terzo Millennio!!!

 

 

 

 

 

 

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