DIETRO LE QUINTE – di Anonimo Macchinista

La prospettiva d un macchinista … macchinista per passione, non certo come lavoro … neanche se lo immaginano quello che faccio nel tempo libero …

fantasmi e tavolini parlanti allestimento

Sveglia presto. Si arriva in teatro ed è tutto nostro: il teatro vuoto ha un fascino particolare, pare una grande pellicola vergine pronta ad essere impressionata. Si scaricano scenografie, luci, cavi e strani strumenti di cui ancora ignoro la funzione ma che contribuiscono comunque a riempire un camion. L’allestimento per “Fantasmi e Tavolini Parlanti” dura tutta la mattina, c’è sempre qualcosa che si incastra, c’è sempre una corda mancante o un problema che la volta prima non c’era. Negli anni ci si è specializzati: ognuno ha un compito e sa esattamente cosa deve fare, poi comunque ci si ritrova davvero a fare di tutto – meglio – più fai e più impari…no? Poi vengono le pulizie di palco e quinte. L’odore del teatro è qualcosa di unico, un mix di legno e polvere: molto affascinante, ma la polvere è meglio toglierla va…

fantasmi e tavolini parlanti prove 1

Nel pomeriggio arrivano gli attori, tanti attori, ma quanti sono?! Prima di trucco e parrucco ci sono sempre le prove generali. È bene stare a disposizione, non si sa mai, ma nel frattempo i macchinisti si possono godere pezzi di spettacolo dalla platea, pure in esclusiva! Non chiedetemi perché ma le nostre prove generali, a livello di performance di tutti, sono sempre pessime. La mia teoria è che la riuscita di questo spettacolo è inversamente proporzionale alla riuscita delle prove. Che serva la santa strizza per tirare fuori il meglio di noi? Misteri del teatro.

fantasmi e tavolini parlanti prove 2

Finite le prove gli attori sono chiamati al trucco e alla vestizione dei costumi di scena. Per noi macchinisti è un momento morto, meglio trovare una posizione vagamente comoda e schiacciare un pisolino, la serata sarà lunga!

fantasmi e tavolini parlanti prove 3

Manca poco alla messa in scena, e senza che ce ne si renda conto ci ritroviamo tutti – attori e macchinisti – dietro al grande sipario rosso… Il pubblico comincia ad entrare, voci mischiate riempiono l’aria e una certa agitazione mista a reverente silenzio cala dietro il purpureo tendone. Ogni attore si concentra a modo suo isolandosi nella propria mente; io dal canto mio rievoco col pensiero tutto “Fantasmi e Tavolini Parlanti“: ossessivamente ripeto tutti i passaggi, tutti i movimenti di scena, ogni finale di battuta che per noi significa “agire”. Tutto questo controllando maniacalmente gli oggetti di scena e dietro le quinte, memorizzando tutto un’ultima volta. Ma ecco che non faccio in tempo a finire il mio ripassone che qualcosa succede, il sipario si apre e come per magia l’aria cambia: l’agitazione lascia il passo all’azione e un’armonica fluidità si impossessa del gruppo. Ognuno è al suo posto, ognuno fa il suo come un ingranaggio ben calibrato, i vari io per un attimo cessano e si mettono da parte. Quello che viene dopo è la magia del teatro, vista e vissuta da dietro le quinte.

fantasmi e tavolini parlanti macchinisti

L’incredibilmente catartica sensazione di non essere uno ma parte di un qualcosa più grande che ci ingloba tutti , qualcosa di vivo: un tutt’uno che pensa sente e rappresenta. La consapevolezza di contribuire col proprio modesto lavoro al raggiungimento di uno scopo ideale, sano, libero…ma al tempo stesso fortunatamente pratico, che non rimane nell’areo mondo delle idee.  Il piacere di condividere questo con Amici, da pari a pari, senza che ci siano prime donne o qualsivoglia differenza di importanza di ruolo… qui nessuno fa per sé…

fantasmi e tavolini parlanti nodi

Ma ecco che un cambio di scenografia mi riporta violentemente dalla filosofia alla realtà: siamo quasi alla fine e io devo slegare la corda cui è appeso il fondale dell’atto in corso, bisogna lasciar spazio allo sfondo finale. Mi faccio strada passando tra e sulla gente dietro le quinte, cerco di essere ninja per non crear rumori di sorta, arrivo al punto dove ci sono le corde legate e… ed è allora che con grande sgomento noto la totale assenza di una luce che illumini i nodi… (possibile non ci abbiamo pensato prima? Si, possibile.) Attonito cerco di ricordare l’oggetto della mia attenzione: ebbene si la corda è nera – l’unica nera – peraltro. Dopo una frazione di secondo dove richiamo alla mente l’ingegner Edward Murphy e la micidiale legge che prende il suo nome, cerco la corda con le mani e la trovo. Inizio a slegarla andando a memoria e piano piano la faccio andare, sento il telo che cala ma sento anche che la corda sta prendendo un giro che non dovrebbe mentre la mollo… se si incastra è finita: il telo rimarrà a mezz’aria. Non vedo niente, un ultimo sentito pensiero si scopre pagana preghiera verso gli dei del teatro… mollo tutto e… e tutto fila liscio!

Il resto è rilassamento, l’opera finisce con il sorriso sul volto di tutti. Pubblico prima e attori dopo, tutti s’incamminano verso casa portando quel medesimo sorriso. Per noi è tempo di smontare e riportar tutto a casa. La serata è stata un successo, e il paganesimo non era necessario mi sa.

Anonimo macchinista

Matteo De Benedetti

Matteo De Benedetti

 

 

 

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