LA REINCARNAZIONE: IPOTESI O REALTA’ ? – di Dawn Stote

Dawn Stote

L’idea che l’anima umana vive più esperienze sulla terra è presente in tante culture e tradizioni. Della reincarnazione hanno parlato personaggi illustri, non tanto come una “teoria”, quanto come una esperienza vissuta e queste testimonianze non sono rimaste isolate nel corso dei secoli, bensì sono state confermate da molte altre persone che hanno avuto la stessa esperienza di “ricordo delle vite passate”, sia spontaneamente, sia ricorrendo alle tecniche di risveglio spirituale. L’argomento è un po’ scottante. Perché? Perché anche se “va di moda” come rimprovera il Monsignore dello spettacolo teatrale “Fantasmi e Tavolini Parlanti”, siamo nati in una società dove l’idea di avere vissuto altre vite prima dell’attuale non è considerata normale. Almeno non fino a poco tempo fa, oggi se ne parla un po’ di più.

 

Se fossimo nati in Oriente parlare di vite precedenti sarebbe stato per noi normalissimo, una dottrina creduta e accettata molto tranquillamente. A dire il vero credere o non credere di aver già vissuto molte volte fa poca differenza, la cosa più importante sarebbe verificare documentandosi seriamente e verificare con l’esperienza personale, diretta. E documentandosi si scopre che anche in Occidente questa dottrina della rinascita era in realtà patrimonio delle culture più fiorenti del mondo classico. Troviamo tracce dell’insegnamento sulla trasmigrazione delle anime già alla scuola di Pitagora a Crotone. Ma sembra che furono gli Egiziani i primi ad affermare che l’anima dell’uomo è immortale e può rinascere di nuovo, come dice Erodoto, in un corpo umano per portare a compimento il suo destino. Stessa dottrina fu insegnata da Socrate prima e da Platone poi. Anche Virgilio nel IV libro dell’Eneide parla di “anime a cui sarà dato il corpo a tempo debito”, defunti che attendono sulle rive del Lete “e bevono l’oblio delle loro vite precedenti”.

maschere

Plotino scrive nelle Enneadi, parlando della morte: “È come l’uccisione di un personaggio in un dramma: l’attore cambia il suo trucco ed entra in una nuova parte. Naturalmente l’attore non è stato veramente ucciso; ma se morire è solo cambiare corpo come l’attore esce di scena quando non ha più nulla da dire né da fare, che cosa c’è di tanto pauroso in questa trasformazione degli esseri viventi l’uno nell’altro?”. L’attore che indossa un personaggio come una maschera è un’immagine calzante. L’attore può essere visto come l’anima, l’Io immortale, e il personaggio l’incarnazione in un corpo con una data personalità. Immagine simbolica e per certi versi anche reale, perché recitando si ha l’occasione di vivere tante vite diverse dalla propria. Una esperienza entusiasmante! Sei sempre te stesso ma vesti abiti diversi. Ma se per l’attore lo scopo è recitare, il fatto di vivere tante vite a cosa servirà?

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...