Caduta in un dolcissimo tranello – di Elena Meacci

Elena Meacci

 

Elena, senza obbligo, ti andrebbe di provare a recitare? Avrei un ruolo che si adatta a te… Ti passo il testo del secondo atto, impara la parte di Margit. E’ una piccola parte… Poi facciamo un provino e se funziona…”

 

Queste, all’incirca, furono le parole che Elisabetta (Meacci, mia sorella) mi rivolse… Ah! Dolce tranello fu quello in cui mi gettai!

Feci il provino ed andò bene, anche se occorsero varie correzioni e consigli e prove su prove, ma riuscii a conquistare il ruolo di Margit Kruger.

Solo dopo, quando ebbi il copione completo, scoprii che si trattava di uno dei ruoli principali, con tanti dialoghi da imparare… Ne fui terrorizzata all’inizio: la memoria non è uno dei miei punti forti.

Una cara amica (Roberta Capezzuoli), che aveva avuto la mia stessa proposta per un ruolo importante di un’altra commedia sempre di mia sorella (“Lavinia”), mi disse: “Non preoccuparti, vedrai, il testo ti piacerà e sarà facile impararlo”. E così è stato. Non ho trovato tanta difficoltà ad imparare a memoria le battute, proprio perché il testo è scritto veramente bene (e non lo dico perché sono di parte), anche se, lo confesso, vivo sempre nel terrore di dimenticare qualche parola.

Quanto a suscitare in me tutte quelle emozioni contrastanti e mutevoli: passare dall’essere ansiosa e preoccupata, alla disperazione e al pianto, per poi arrabbiarmi e subito dopo spaventarmi e stupirmi, per poi tornare ad essere felicemente sopra le righe… Beh, sebbene ancora ci debba lavorare perché si può sempre migliorare, devo ammettere che rispecchiano abbastanza il mio carattere, tanto che mi fu detto: “Non importa che reciti, sii te stessa”.

E così… mi sono ritrovata a fare l’attrice e quanto mi piace!

E così… attendo trepidante di tornare sul palco, o meglio nel mio salotto austriaco ad accogliere gli ospiti, a piangere per la mia dolce Delly, ad assistere dubbiosa a fenomeni paranormali, per poi prendere consapevolezza della vita oltre la morte e scoprire in me una dote inaspettata.

Non vedo l’ora di ripetere: “Buon giorno Maestro Sebastian, cosa vi porta da noi?…” e rivivere tutte quelle emozioni.

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